quando enrico ci ha lasciati.
venticinque anni dopo.

io mi ricordo solo una folla oceanica. un sacco di gente in lacrime. gente grande, anche anziani, e io che mi chiedevo, tenendo stretta la mano del mio papà, cosa c'è al mondo di tanto terribile da far piangere un signore di quell'età? mi ricordo che il mio papà stava zitto, non che parli molto, comunque, ma quel giorno stava più zitto del solito. mi ricordo di aver fatto una fila lunghissima, ma per vedere cosa l'ho dimenticato. mi ricordo un fazzoletto rosso, con una falce e un martello incrociati, che mia mamma mi ha legato al collo, e uno uguale legato al collo di mio fratello. mi ricordo che mi piaceva, quel fazzoletto, e che ce l'ho ancora da qualche parte a casa dei miei, e che mia mamma continua a lavarlo e stirarlo quando si sgualcisce. mi ricordo che avevo cinque anni e mezzo, che non capivo cosa succedesse, ma che ero lì. mi ricordo di tutte le volte in cui, negli anni successivi, mi è stato spiegato cosa fossimo andati a fare quel giorno di venticinque anni fa in quella piazza romana piena di gente. mi ricordo la prima pagina dell'unità, con la scritta rossa che diceva "addio", che un sacco di persone teneva spiegata sopra la testa, sopra la folla. mi ricordo i pugni alzati. anche quello della mia mamma. anche quello del mio papà. e anche se non me li ricordassi, saprei che erano alzati. mi ricordo di aver capito, seppure molto vagamente, di essere capitata dentro qualcosa di grande, di molto grande, qualcosa che cambiava la storia. mi ricordo una giornata intensa, ma non triste come ci si aspetterebbe: piuttosto, una specie di festa, ma silenziosa, composta.
immagino di dover ringraziare i miei genitori per avere deciso che anche così piccini io e mio fratello dovevamo esserci, perché un giorno avremmo capito e saremmo stati fieri di aver partecipato a quella specie di festa.
perché oggi, venticinque anni dopo, io mi ricordo di essere stata tra i tanti che hanno detto addio a enrico berlinguer, che gli hanno augurato buon viaggio, ovnque andasse, e che portano dentro quel giorno, quel momento, come un tesoro prezioso, che possono tirare fuori e tenere tra le mani ogni volta che hanno bisogno di coraggio, e di ricordare a se stessi da dove vengono, e dove vogliono andare.