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Blogger: boccadimiele
lei piccola e coraggiosa sta in cima a una pila di libri. socchiude gli occhi, si finge distratta come un gatto. poi balza giù dalle pagine, prendendomi in giro. leggera la sua mano indica una riga, un verso... (stefano benni, 'in memoria di grazia cherchi')

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domenica, 15 ottobre 2006

marie è sempre bellissima


e insomma questa mia amica si sposa.
ed è stato bello quando me l'ha detto perché c'è stato quell'attimo, tipo, in cui io ho pensato, distintamente, "OH-MIO-DIO" e allora l'ho abbracciata e ci siamo quasi commosse, avete presente?
però poi a pensarci bene non è neanche 'sta gran sorpresa, ché la mia amica, alla tenera età di ventinove anni, è la seconda volta che convola, eh, e poi, a dirla tutta, c'ha pure due figli, ecco.
cioè, la grande ha 11 anni, mica cazzi, il piccolino appena due, e io lo chiamo 'il figlio del demonio', così, un po' per ridere e un po' perché è una cifra casinista, e lui mi chiama 'tiiia', così, con la 'i' un sacco lunga. e in effetti, quando m'ha detto che era incinta di lui, 'oh mio dio' m'è venuto più spontaneo, che cazzo, lei e m. stavano insieme tipo da tre mesi, e lei mi ha guardata quando gliel'ho fatto notare e ha tipo alzato le spalle e mi fa: 'vabbè, certe cose non ci devi pensare troppo, che poi ti passa la voglia'. e io là ho pensato che, fanculo, c'aveva troppo ragione, e in effetti pure johnny depp e vanessa paradis avevano prodotto il primo frutto del loro amore dopo tipo un trimestre d'idillio e ancora erano la coppia più bella di hollywood senza manco vivere a hollywood.

e insomma s. si sposa e non è che sia proprio un evento, però non so perché quando me l'ha detto io le ho fatto subito: 'dai, ti accompagno a vedere il vestito'.

forse perché la prima volta lei era così piccola, e io pure, che non si è potuta manco scegliere il vestito, anche perché i preparativi per le nozze riparatrici le aveva fatte sua mamma mentre lei era in ospedale a sfornare la prima pargola, e quando s'è finalmente resa conto che, cazzo, si stava sposando, era il giorno del matrimonio, e lei s'è fatta tutta la navata barcollando con quest'aria sperduta e mezza fattona, e a un certo punto ha dovuto prendere in braccio la pupa che piangeva un casino e c'aveva tipo venti giorni, e il prete s'è impappinato perché la pupa ha cominciato a piangere e è venuta in braccio a s. proprio mentre lui faceva un cazzo di discorso bigotto sulla purezza della sposa.

e insomma siamo andate  a vedere 'sto vestito in questo negozio di robe per spose, e io non credevo che fosse così, ecco.
cioè, io pensavo che tu vedevi questo vestito che ti piaceva, andavi là tipo un negozio normale, lo provavi e lo compravi. 'oh, signorina, è bellissima con quella sfumatura d'avorio', 'grazie, ecco a lei duemila euri'.
capito, io c'avevo in mente una cosa così.
inevece no.
perché intanto ti fanno entrare in una saletta claustrofobica con una commessa, e tu passando vedi tutte queste salette claustrofobiche con dentro delle ragazze raggianti accompagnate dalle mamme, dalle sorelle, ecc.
e già cominci a capire che il momento unico, il magico giorno, sarai identica a trecento altre ragazze passate dentro quelle salette claustrofobiche a provarsi e comprarsi il tuo stesso vestito. e già questo a me un po' m'ha smosciata, no? cioè, tipo, io sto qua per un giorno che se dio vuole non si ripeterà mai e quel giorno mi verrà in mente che sono uguale uguale a decine di altre fresche sposine? tanto valeva che mio marito si sposasse loro, no? maddài, cazzo.
poi questa saletta dove entri c'ha tutti specchi, ovunque, capito? tipo pareti a specchio, e io mi guardavo grassa nello specchio e non mi volevo vedere e non sapevo dove cazzo girarmi che erano tutti cazzo di specchi.
e poi il vestito che ti piace a te non te lo fanno mica comprare, perché la commessa è un'esperta e allora ti guarda un po' schifata quando le fai vedere sul catalogo l'abito dei tuoi cazzo di sogni e ti dice che, no, mica va bene col tuo fisico, che quello senza velo è proprio impensabile, che avorio no, con la tua pelle è meglio bianco latte, che mica ci vorrai mettere i guanti, per cortesia! e alla fine ti ritrovi con un vestito che a te un po' ti fa pure cagare ma, diomiosignorina quanto ti cade addosso bene, eh.

però il vero tormento viene adesso, dopo che l'hai scelto, il vestito, o che la signorina l'ha scelto per te. perché adesso quella cippa di vestito te lo devi provare.
e io quando ho visto s. in questa fase mi volevo quasi mettere a piangere e volevo trascinarla via, e offrirle un cappuccino perché mi faceva pena che l'hanno fatta spogliare e è rimasta solo con le mutande, le calze autoreggenti che ti danno loro e le scarpe bianche davanti a tutti quei cazzo di specchi, con la commessa e la sarta che le armeggiavano intorno.
che poi per carità, lei sembrava tutta felice e tranquilla e a suo agio, e allora ho pensato che, vabbè, non me la sarei portata via, però col cazzo che, una volta deciso di sposarmi io, mi sarei sottoposta a una cosa del genere per comprare un vestito che piace non a me ma a una commessa che chi cazzo sei? manco ti conosco, io, manco t'invito al matrimonio.
e alla fine, dopo tutto st'armeggiare, c'è da dire che lei era bellissima, come nei film: con le tette imbottite, i fianchi strizzati, era proprio una sposa bellissima, ma io sempre là che rimuginavo e pensavo 'sti cazzi, non sarò bellissima quel giorno ma col cazzo che mi faccio imbottire e strizzare così, che poi secondo me i mariti rimangono sempre a bocca aperta davanti all'altare mica perché sei bella, ma perché a) non ti riconoscono, b) si chiedono: e che cazzo di fine ha fatto quel vestito che m'aveva fatto vedere sul catalogo?

l'ultima parte poi è stata la peggiore. perché, vedete, io a quel punto, quando ho visto s. che si rivestiva, ho pensato che era tutto finito, che ora alla commessa le davamo l'assegno e ciao, e invece no, perché adesso, ha detto la commessa ridendo, 'dobbiamo scegliere GLI ACCESSORI'. gli accessori, capite? quella quintalata di cacatine di fermaglietti con le roselline, e pettinini con le roselline, e collanine con le roselline, e spille con le roselline, e che a me mi fanno pure vomitare, le roselline. che poi a me quella roba mi sembrava tutta uguale e invece quando parlavo s. e la commessa mi perculavano che non ci capivo un cazzo che quel fermaglio c'aveva gli strass e quell'altro gli svaroski originali!
e mentre mi tenevano là una cazzo di ora a scegliere diademi e brillanti,  io le ho guardate, e ho visto una che vendeva roba luccicante a una che aveva comprato un tipico abito da sposa, con la stoffa tipica degli abiti da sposa, gli accessori tipici da sposa, le scarpe tipiche da sposa; che  aveva comprato le bomboniere tipiche e si sarebbe fatta il tipico bouquet e il tipico pranzo al tipico ristorante e che insomma mentre la guardavo di spalle ho capito che poteva essere s. come un miliardo di altre ragazze.
e allora ho deciso che vaffanculo, io mi sarei sposata in abito bordeaux con un bouquet di foglie di vite rossa, tipo miranda con steve in sex and the city, e che col cazzo che facevo tutte quelle robe che la gente si sarebbe aspettata da me in quell'occasione.
perché in fondo sposarsi è fare quello che cazzo hai sempre desiderato visto che sei femmina, no? e io ho sempre desiderato una roba fuori dal comune, che avrebbe scontentato i mei che volevano un matrimonio tipo 'grosso grasso matrimonio greco' e che però tanto alla fine si sarebbero commossi uguale che l'importante è che io sono felice, no?

quando s. si è girata, con le mani piene di roba sbrilluccichina, io ho capito che lei era felice così, con tutte quelle robe tipiche che a me mi facevano orrore.
allora l'ho abbracciata, l'ho accompagnata a prendere un cappuccino e ho deciso che in effetti potevo essere felice per lei.
solo che noi avevamo due modi diversi di essere felici, ecco. e vabbè, fanculo, poteva andare comunque, perché lei in fondo è una mia amica e io le voglio bene.
e, cazzo, se proprio devo, per il suo matrimonio mi compro pure un vestito da femmina. coi tacchi, magari. che tanto mica è un vestito che fa di te quello che sei, no? è quella storia lì dell'abito e del monaco, avete presente?

alla fine della giornata, s. mi ha chiesto che facevo nelle prossime settimane, che noi in effetti mica ci vediamo tanto spesso. io le ho detto che partivo, e siccome m'è rivenuta in mente quella faccenda del monaco, così, per provocazione, le ho detto: vado in viaggio di nozze. e lei: che cazzo dici? non sei neanche sposata! e io: appunto. parto con leo, per me è una cosa tipo viaggio di nozze, capito? mica devo essere sposata, io. mi conosci, no? in effetti... fa lei. certo che non ti smentisci mai, eh? eh, no, ho pensato, e mi è venuto tantissimo da ridere mentre la prendevo sottobraccio.

calvin non si smentisce mai.

(sipario)

p.s.: tutto quello di cui si parla in questo post è assolutamente vero.
è vero che si sposa s., alla quale faccio un oceano di auguri, ed è vero che calvin parte, per un mesetto o poco meno. (a dirla tutta, è vero anche che in quei cazzo di specchi mi vedevo una cifra grassa.)
per questo il post è così lungo: per non farvi sentire troppo la mia mancanza.
posso dirvi che mi mancherete? mi mancherete.
ci vediamo quando torno.

calvin


postato da: boccadimiele alle ore 20:14 | link | commenti (7)
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martedì, 10 ottobre 2006

(inizia oggi le sue pubblicazioni
il piccolo dizionario della calvin)

definizione #1:
"passione"

è la capacità di resistenza e di rivolta;

l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo,

la volontà di azione e di dedizione,

il coraggio di "sognare in grande",

la coscienza del dovere che abbiamo

di cambiare il mondo in meglio,

senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena

che lasciano tutto come era prima,

il coraggio di dire "no" quand'è necessario,

anche se dire "sì" è più comodo,

di non "fare come gli altri",

anche se per questo

bisogna pagare un prezzo.

(g. rodari)


postato da: boccadimiele alle ore 22:06 | link | commenti (2)
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lunedì, 09 ottobre 2006

autumn leaves



... la prima zuppa calda servita in una scodella, ok.

ma anche la prima volta che hai freddo e ti aliti sulle mani, in effetti.

quando tiri giù i guanti e le sciarpe da sopra l’armadio, no?

oppure, non so, joss stone & divano & copertina?

bof. magari anche la zucca al forno col peperoncino come la fa la mamma.

di più: la vendemmia da nonna.

uhm… il primo melograno?...

 
qual è il momento esatto in cui, mi chiedevo stamattina
sotto la doccia,  si realizza che l’autunno è arrivato?
cos’è che regala a chi ama questa stagione come me, la tiepida, rassicurante, deliziosa certezza che l’estate è finita?
(e intanto insaponavo i capelli)
qual è il punto di non ritorno grazie al quale il mio ciclo biologico mi autorizza a risorgere a nuova vita, a reinventarmi per il prossimo anno, a mettere in cantiere idee e progettare cambiamenti?
cosa mi catapulta fuori dall’estivo e sudato letargo?

(e intanto storpiavo a morte 'right to be wrong' che tanto che mi frega, chi volete che mi senta sotto la doccia?)

mi chiedevo cose così, oggi, e ho trovato anche modo di avanzare, tra una cantatina e un'energica strigliata con guanto di crine, le ipotesi di cui sopra.
che, poi, ho scartate tutte.
perché proprio sotto la doccia ho trovato la risposta.

ero talmente presa dai pensieri, che avevo lasciato che l'acqua si freddasse un po' troppo. con un urletto, mi sono scossa e ho cercato di rimediare.
allora, mentre armeggiavo col rubinetto, ho capito che per quanto avessi cercato, nel mio ideale podio delle meraviglie autunnali non avrei trovato niente di più inebriante di quel momento.
inarrivabile: quel secondo di delizia che ti ripaga di un anno di tormenti, che tieni nella memoria fino al prossimo ottobre, come un regalino prezioso, a cui ripensi con voluttà e goduria quando ormai fa veramente freddo.


avete presente? l’attimo esatto in cui, per la prima volta, dedicandoti alle quotidiane abluzioni, realizzi che l'acqua della doccia, per essere perfetta, deve essere - sospiro -appena un po' più calda di quella che ti sta scrosciando in testa.


postato da: boccadimiele alle ore 17:21 | link | commenti (2)
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mercoledì, 04 ottobre 2006

benvenuta ai caraibi, baby.


 - come diavolo hai fatto ad andartene, jack?
 - quando mi hai abbandonato a morire
    su quella maledetta isola, barbossa,
   hai dimenticato una cosa molto importante di me:
   io sono il capitan jack sparrow.

ecco.
io ho come l'idea che quando, qualche tempo fa, la mia vita ha deciso di diventare una matassa ingarbugliata, un macello senza capo né coda, uno stramaledetto oceano in tempesta, ha dimenticato una cosa importante di me:
anche abbandonata su una misera barchetta in mezzo agli impetuosi flutti, io sono sempre calvin.

e adesso che l'abbiamo capito entrambe, vorrei che la vita mi facesse una cortesia: che mollasse l'ancora.
che, come la perla nera, mi portasse finalmente verso l'orizzonte.

postato da: boccadimiele alle ore 00:07 | link | commenti (4)
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